IceTour

10 settembre 2025

Abstract

Può l'eredità di un piccolo liquorificio di Valdagno costruire un ponte fino al Circolo Polare Artico? IceTour è la storia di questa missione: un viaggio di 8000 km per dimostrare che la passione per l'artigianalità è un linguaggio universale, capace di aprire porte e creare connessioni autentiche dal cuore dell'Europa fino alle remote comunità delle Isole Lofoten.

Cosa spinge un team di ragazzi a percorrere più di 8000 chilometri in auto, da Valdagno, fino alle remote Isole Lofoten, in Norvegia? La nostra risposta è un progetto ambizioso: IceTour.

Un viaggio che ci ha visti attraversare l'Europa, chilometro dopo chilometro, sentendo il paesaggio cambiare sulla nostra pelle: dal ritmo costante delle autostrade tedesche alla quiete quasi surreale delle foreste svedesi, fino al primo, tagliente respiro di aria artica.

Il nostro obiettivo era raccontare e valorizzare le tradizioni, visitando distillerie, birrifici e pub storici che rappresentano l'eccellenza artigianale europea. Ma la missione più profonda è stata lanciare un messaggio, in particolare alle giovani generazioni, sull'importanza del patrimonio culturale, sull'orgoglio per le proprie origini e sul coraggio di promuovere questi valori. 1

Carlotto Liquori

Il team con la proprietaria Daniela Carlotto

Ogni grande viaggio inizia da una scintilla d'ispirazione. Per questa impresa, la scintilla è la storia secolare del Liquorificio Carlotto, sponsor e anima del progetto. Per comprendere la nostra missione, è fondamentale partire da qui, dalle sue radici, che affondano a Valdagno, nel cuore delle Prealpi Vicentine.

Fondato nel 1919 in un'Italia che si rialzava dalle ceneri della Grande Guerra, il liquorificio rappresenta un atto di resilienza e di fede nel proprio territorio. Da oltre un secolo, le sue ricette uniche vengono tramandate attraverso cinque generazioni. Non si tratta di semplici passaggi di proprietà, ma di un'eredità affidata a veri e propri "custodi", che hanno il compito di proteggere un patrimonio di sapori e saperi.

È proprio da questa solida base di orgoglio territoriale e da questa filosofia artigianale che è nata l'idea della spedizione. Il progetto non è altro che la proiezione di questa storia su una mappa europea: un viaggio per creare un ponte tra diverse eccellenze, partendo dall'essenza di un'impresa italiana per onorare chi, come la famiglia Carlotto, ha trasformato la propria passione in un'arte e il proprio territorio in un ingrediente insostituibile. 2

Quando l'idea è stata presentata a Daniela Carlotto, attuale titolare e custode di questa tradizione, la sua reazione è stata di immediato entusiasmo. Ha riconosciuto nell'iniziativa una perfetta estensione dei valori che la sua azienda incarna da sempre. Carlotto non è solo un produttore di liquori eccellenti; è un patrimonio culturale, un punto di riferimento per la comunità, un nome che per la gente del posto è sinonimo di famiglia e amicizia.

Questa perfetta sintonia di valori ha dato il via ufficiale al progetto, trasformando un'idea in una missione condivisa: cercare l'eco di questa stessa passione in terre lontane, dimostrando che il linguaggio dell'artigianalità è davvero universale.

U Zlatého tygra

Il team al U Zlatého tygra, Praga

La prima tappa ci ha portati nel cuore di Praga, al celebre U Zlatého tygra ("Alla Tigre d'Oro"). Un'autentica istituzione della cultura ceca famosa per servire una delle migliori Pilsner Urquell della città da oltre un secolo.

La fama del locale è legata allo scrittore Bohumil Hrabal, che ne fece il suo secondo salotto, ma è stata riconosciuta a livello mondiale quando, nel 1994, il presidente Václav Havel scelse proprio questi tavoli per un incontro informale con Bill Clinton. 3

Vivere U Zlatého tygra significa entrare in un mondo con regole proprie. Non c'è tempo per accomodarsi o consultare un menù: un boccale di Pilsner ti viene servito d'ufficio, accompagnato da un foglietto di carta su cui vengono segnate tramite tacche le birre bevute. Vengono servite ad oltranza e solo quando si copre, in segno di resa, il bicchiere vuoto viene recapitato il conto e sei tenuto a liberare il posto per il prossimo avventore.

Lo staff, informato della nostra missione, ha mostrato un entusiasmo che andava oltre la semplice cortesia. Quel brindisi, in un'atmosfera carica di storia, ha rappresentato il primo, vero riconoscimento del nostro viaggio, la conferma che il linguaggio della qualità e della passione è universale.

Hernö Gin Bar

Il team al Hernö Gin Bar, Stoccolma

Proseguendo verso la Scandinavia, il viaggio ci ha portati a Stoccolma per una tappa all'Hernö Gin Bar, l'ambasciata ufficiale di uno dei gin più premiati al mondo e il primo gin bar mai aperto in Svezia 4. Se Praga era un omaggio alla tradizione secolare, qui abbiamo trovato una moderna storia di successo, nata da una visione altrettanto profonda.

La storia di Hernö Gin è quella del suo fondatore, Jon Hillgren, che ha trasformato il suo amore per il gin in un prodotto di livello mondiale, distillato sulle rive dell'Höga Kusten (la "Costa Alta") svedese. In questa filosofia abbiamo immediatamente riconosciuto un'eco potente della nostra missione. Proprio come Carlotto trae la sua anima dalle erbe delle Prealpi, Hernö Gin la trae dalle botaniche biologiche del suo territorio, come il mirtillo rosso e l'olmaria. È la dimostrazione che l'eccellenza artigianale nasce da un legame indissolubile con il luogo d'origine.

Anche qui, l'accoglienza è stata straordinaria. Quel gin tonic, preparato con cura, è diventato il simbolo di un'altra tappa vinta: la conferma che la dedizione per la qualità e il legame con il territorio parlano una lingua compresa e rispettata in tutta Europa.

Tappa a Capo Nord

Il team al globo di Capo Nord, il punto più a nord d'Europa.

Dopo aver salutato Stoccolma il viaggio ci ha condotto verso una tappa ai confini del mondo: Capo Nord. Man mano che la strada si snodava verso nord, il paesaggio si faceva sempre più scarno ed essenziale, preparandoci all'incontro con l'estremo, fino a raggiungere la leggendaria scogliera che squarcia il Mar Glaciale Artico.

Il vento artico che sferza il viso, l'orizzonte infinito dove cielo e mare si fondono in un'unica tinta plumbea, il silenzio rotto solo dal grido dei gabbiani: tutto contribuiva a creare un'atmosfera solenne. Di fronte a quella grandezza naturale, abbiamo avvertito in modo quasi fisico la vastità del pianeta e, per contrasto, la forza e la determinazione del nostro piccolo progetto.

Essere lì, a 71°10'21"N 25°47'04"E, sotto il celebre globo di metallo, non era solo un record personale, ma un atto di valorizzazione del viaggio. Quella sosta ha caricato la nostra spedizione di un nuovo, profondo significato. I chilometri macinati fino a quel punto avevano esaurito il loro scopo; era giunto il momento di trasformare la distanza percorsa in vicinanza umana, l'esplorazione geografica in connessione culturale. Da quel punto in poi, il nostro sguardo non era più rivolto alla strada davanti a noi, ma alle storie che ci attendevano.

Aurora Spirit

Il team presso la sede della distilleria

Un momento chiave della spedizione è stata la tappa presso Aurora Spirit. Situata ben oltre il Circolo Polare Artico, in una ex base NATO incastonata tra i fiordi delle Alpi di Lyngen, essa è un simbolo di audacia, innovazione e profondo legame con un territorio estremo. La loro produzione, sotto il marchio "Bivrost", si ispira direttamente alla mitologia norrena, unendo storia vichinga e artigianalità moderna. 5

Il nostro primo contatto tramite email con la Head of Marketing, Ingjerd Sørsand, ci ha confermato che eravamo sulla strada giusta. La reazione entusiasta ha trasformato un primo contatto in una vera collaborazione, agevolando una visita dedicata nonostante le complessità logistiche del fine settimana. Il fulcro della visita è stato un'intervista approfondita con lo staff, per comprendere le sfide e le opportunità uniche del distillare in un ambiente così estremo. Abbiamo esplorato i parallelismi tra la loro storia, legata all'acqua pura dei ghiacciai, e quella del Liquorificio Carlotto, radicata nelle erbe e nel microclima delle Prealpi Vicentine.

Molti vedono il freddo come un limite, per noi è un ingrediente. Rende l'acqua dei ghiacciai pura e il nostro processo di condensazione unico.

La storia

L'idea di creare la distilleria più a nord del mondo è nata nel 2011, con l'intenzione di unire il turismo legato al whisky scozzese con quello dell'aurora boreale nel nord della Norvegia. L'azienda è stata fondata nel 2014, e la distilleria stessa ha iniziato la sua attività nel 2016 a Lyngen, una zona nota per le sue montagne imponenti e la sua natura selvaggia.

I fondatori, in gran parte del luogo, hanno tratto ispirazione da un viaggio in Scozia. Amanti del whisky, hanno notato le somiglianze tra la Scozia e la Norvegia in termini di dimensioni e clima, e si sono chiesti: "perché non possiamo produrre whisky anche qui?".

Questa domanda ha dato il via a tutto. La splendida location è stata una scelta naturale, essendo la loro terra d'origine. La distilleria si trova in un'ex base NATO, originariamente costruita dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, i tunnel e i bunker della base vengono ora utilizzati per la maturazione del whisky.

Al termine dell'intervista, abbiamo proposto un assaggio del BiancoRosso. Sorprendentemente, il suo sapore dolce e particolare ha evocato un ricordo familiare:

Qui da noi crescono i mirtilli rossi (lingonberries). Li usiamo nel nostro gin, e questo li ricorda molto. Un po' aspro, un po' dolce, proprio come piace a me. Molto buono.

Il comune di Moskenes

Il team con la Sindaca Hanna e il proprietario Preben Moen del locale Brygga

La fase finale del progetto "IceTour" puntava a tessere legami con le istituzioni e la comunità locale nelle Isole Lofoten. È qui che l'iniziativa ha trovato la sua più completa realizzazione.

L'incontro con la Sindaca di Moskenes, Hanna Sverdrup, ha rappresentato il momento decisivo. La sua reazione è andata oltre l'accoglienza formale: ha colto immediatamente l'anima del nostro viaggio, trovando un forte parallelo con la propria storia personale. La sua affermazione, "Anche la mia famiglia ha vissuto per generazioni dipendendo dal mare e dalla pesca", è stata la conferma della nostra idea di partenza: l'eredità artigianale è un linguaggio universale. In quel momento, le erbe delle Prealpi italiane e lo stoccafisso dei mari artici sono diventati simboli della stessa identità culturale, rinnovando un legame storico che unisce da secoli i nostri territori.

Il gemellaggio di Sandrigo con Rost, nelle isole Lofoten, è l'esempio più rilevante di un legame tra un comune della provincia di Vicenza e la Norvegia, focalizzato sullo scambio culturale e sul baccalà. Inoltre, la Provincia di Vicenza, insieme al Veneto, è legata alla Norvegia anche attraverso la "Via Querinissima", un percorso che celebra le antiche rotte commerciali del baccalà.

Legame con la natura

Il dialogo con la Sindaca Hanna Sverdrup ci ha offerto una prospettiva intima su cosa significhi abitare un luogo dove la natura non è uno sfondo, ma il protagonista della vita quotidiana. La sua testimonianza rivela un'esistenza scandita dagli elementi, dove la giornata è plasmata dalla volontà del mare e del cielo. Questa dipendenza crea una connessione profonda, quasi ancestrale, con l'ambiente circostante.

È una vita che insegna l'ascolto, a interpretare i segnali del vento, il comportamento degli uccelli e il respiro del mare. Questo legame si manifesta in un profondo rispetto per l'ecosistema, che non viene visto come una risorsa da sfruttare, ma come un'entità potente e sovrana con cui convivere.

Crescere con la vicinanza al mare significa essere totalmente dipendenti dalla natura. È lei a decidere come sarà la tua giornata. Ti permetterà di uscire in barca o ti costringerà a casa per le tempeste? Si sviluppa una connessione profonda.

Abitanti e visitatori

Come per molti luoghi di iconica bellezza, la sfida più grande per le Lofoten oggi è la gestione del turismo. La Sindaca ci ha parlato della necessità di trovare un punto di equilibrio sostenibile, un compromesso che permetta di accogliere i visitatori senza sacrificare l'anima del territorio. La cultura locale, fondata sulla pesca dello stoccafisso e sulle iconiche rorbuer 6, deve rimanere viva e autentica, non una semplice attrazione.

Il turismo è una risorsa economica indispensabile, ma il rischio di trasformarsi in un "Disneyland" senz'anima è concreto. La soluzione, secondo Sverdrup, risiede nel proteggere l'autenticità e nel valorizzare le antiche tradizioni, come l'arte quasi perduta di costruire barche in legno, un sapere che guarda al futuro riscoprendo il passato.

Non possiamo essere un luogo da esposizione, dobbiamo rimanere un posto dove si vive. Dobbiamo trovare un buon equilibrio per prenderci cura della natura, ma anche della cultura.

Un messaggio per l'Italia

La conversazione si è conclusa con una riflessione potente sul legame storico che unisce queste isole remote all'Italia. Non è una connessione recente, ma un ponte culturale costruito secoli fa sul commercio dello stoccafisso, che da queste acque partiva per arrivare sulle tavole italiane 7.

Le parole della Sindaca hanno dato un nuovo e profondo significato al nostro viaggio, chiudendo un cerchio perfetto. Il nostro progetto, nato per celebrare un'eredità artigianale italiana, ha trovato la sua eco più autentica proprio qui, dove l'Italia è considerata parte integrante della loro stessa storia e identità.

Le Lofoten non sarebbero le Lofoten senza l'Italia. Grazie allo stoccafisso, abbiamo ricevuto cultura da voi. Siamo sempre felici di accogliere gli italiani qui, così come ci sentiamo sempre i benvenuti quando veniamo in Italia.

L'uomo e il mare

Il team a pesca con Preben Moen del locale Brygga

Grazie al grande contributo della Sindaca Hanna Sverdrup abbiamo avuto modo di collegarci a un'altra figura chiave del territorio: Preben Moen, proprietario del rinomato ristorante Brygga di Å 8. L'invito a cena presso il suo locale, insieme a una visita guidata al museo della pesca, è stato il risultato concreto del nostro dialogo: non eravamo più semplici visitatori, ma parte di una conversazione costruttiva con il tessuto sociale ed economico della comunità.

Più di ogni altra cosa, però, ci ha colpito la generosità che nasce da una comune identità culturale. L'invito di Preben Moen a unirci a lui per una battuta di pesca è andato oltre la semplice ospitalità: è stato un gesto di fiducia, un'opportunità unica per vivere dall'interno la loro realtà artigianale. È in momenti come questo che un progetto si trasforma in una connessione autentica, capace di generare valore umano e professionale.

Proprio durante questa conversazione, tra il mare e le montagne, sono emerse le complesse sfide che questo territorio deve affrontare.

Cambiamento Climatico

Preben ci ha confidato che la preoccupazione più grande, quasi un'ombra sul futuro, è l'impatto del cambiamento climatico. Qui non è un concetto astratto, ma una realtà tangibile: un progressivo riscaldamento delle acque che sta alterando equilibri millenari. 9

La vittima principale di questa trasformazione è la risorsa più preziosa delle Lofoten: il merluzzo, lo skrei, la cui migrazione annuale ha scandito per secoli la vita, l'economia e la cultura di queste isole. Preben ci ha spiegato come l'aumento della temperatura stia alterando le rotte migratorie del pesce, spingendolo a cercare acque più fredde sempre più a nord, lontano dalle sue storiche aree di riproduzione.

Il timore, palpabile nelle sue parole, non è solo quello di una stagione di pesca difficile, ma che un giorno il merluzzo possa non tornare più in queste acque. Un'eventualità che non metterebbe a rischio solo un settore economico, ma l'intera filiera vitale della comunità, dalle piccole imbarcazioni artigianali agli impianti a terra, minacciando le fondamenta stesse su cui si regge la vita alle Lofoten.

È la più grande minaccia per l'industria ittica qui, specialmente per quella selvatica, il merluzzo si sta spostando sempre più a nord. Temiamo che abbandoni i luoghi dove si è sempre trovato.

Compromessi

Un altro tema cruciale è la convivenza con gli allevamenti intensivi di salmone, una delle maggiori esportazioni norvegesi. Sebbene vitali per l'economia nazionale, creano seri problemi all'ecosistema. La causa principale è la proliferazione dei pidocchi di mare, parassiti che prosperano negli allevamenti e attaccano i giovani salmoni selvatici.

Quando ero bambino pescavo salmoni selvatici nei fiumi, oggi ne sono rimasti pochi.

Parallelamente, le Lofoten stanno vivendo un inaspettato boom turistico, con una crescita che, secondo Moen, supera persino quella di Barcellona. Questo fenomeno ha trasformato l'economia locale che è riuscita a superare la sfida della ricerca di personale in un luogo così remoto.

L'incontro con Preben Moen ci ha così offerto uno spaccato onesto e complesso della vita alle Lofoten, un equilibrio fragile tra tradizione, progresso e le incognite di un pianeta che cambia.

Le sue parole sono state un duro promemoria: la difesa delle tradizioni non è solo una questione culturale, ma anche ambientale. Preservare un sapore significa, prima di tutto, preservare l'ecosistema che lo genera.

Cosa resta di una tradizione se il territorio da cui nasce scompare?

Nella nostra comunità, il 49% di tutti gli impiegati lavora nel settore dell'ospitalità Paradossalmente, la fama e la bellezza naturale delle isole rendono facile attrarre lavoratori stagionali da tutta Europa, risolvendo una delle principali sfide per chi gestisce un'attività in un luogo così remoto.

Conclusioni

In sintesi, la tappa alle Lofoten ha trasformato "IceTour" da una spedizione a un modello efficace di diplomazia culturale. Ha dimostrato che un approccio basato su un'autentica narrazione di valori e tradizioni è in grado di:

  • Costruire ponti con le istituzioni: Stabilire un dialogo proficuo con figure amministrative chiave.
  • Aprire le porte del networking locale: Essere introdotti a imprenditori e opinion leader del territorio altrimenti difficilmente raggiungibili.
  • Dimostrare l'efficacia di un modello: Provare che la cultura d'impresa, se comunicata con rispetto e passione, è un potente strumento per creare connessioni durature e opportunità concrete.

Ringraziamenti

Il successo di questo progetto non sarebbe stato possibile senza la fiducia e il sostegno di persone e partner che hanno creduto nella nostra missione fin dal primo momento. Un ringraziamento speciale e profondo va a Daniela Carlotto, che non solo ha fornito il sostegno essenziale in qualità di sponsor, ma ha abbracciato la nostra visione con un entusiasmo che ha dato l'impulso decisivo all'intera spedizione.

La nostra gratitudine si estende a ogni artigiano, sindaco, e direttore che ci ha aperto le porte lungo il cammino, condividendo tempo prezioso e storie inestimabili. In particolare, ringraziamo la Sindaca Hanna Sverdrup, Preben Moen e Ingjerd Sørsand per la loro eccezionale ospitalità, che ha trasformato un incontro professionale in un'autentica connessione umana. Infine, questo progetto è il risultato della dedizione, della passione e della resilienza di tutto il team di Nivale, che ha trasformato un'idea ambiziosa in una realtà tangibile.

A tutti voi, grazie.

Note

  • 1

    L'iniziativa ha ricevuto una copertura mediatica a livello locale che ne ha validato l'impatto e l'interesse pubblico. L'articolo, pubblicato sul Giornale di Vicenza (Link: giornale di Vicenza ), approfondisce la missione del progetto nel ruolo di 'ambasciatori' di un'eccellenza del territorio, documentando il viaggio da Valdagno fino alle Isole Lofoten e conferendo una risonanza ufficiale all'impresa. Link: Carlotto News

  • 2

    Per un approfondimento sulle radici concettuali del progetto, si rimanda alla sezione storica del sito ufficiale del Liquorificio Carlotto. Qui è possibile esplorare nel dettaglio la storia del fondatore, il passaggio attraverso le cinque generazioni e la filosofia aziendale basata sulla custodia della tradizione, elementi che hanno ispirato il progetto. Link: Carlotto.it

  • 3

    11 gennaio 1994, il presidente ceco Václav Havel sceglie la storica birreria come location per un incontro informale con il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. L'evento, avvenuto in un contesto così autentico e popolare, simboleggiò l'amicizia tra i due Paesi e l'impegno di Havel nel mostrare un volto genuino della cultura ceca, lontano dai protocolli ufficiali. Lo scrittore Bohumil Hrabal, cliente abituale del locale, partecipò all'incontro. Bohumil Hraba, Václav Havel e Bill Clinton

  • 4

    Nel 2018 Hernö Old Tom Gin vinse l'ambito premio come miglior gin del mondo, un risultato ottenuto grazie alla maestria che solo la tradizione e la passione possono regalare. LINK: Gin Awards

  • 5

    Il sito ufficiale di Aurora Spirit offre una panoramica completa sul contesto unico in cui opera la distilleria. Oltre alle informazioni sui loro prodotti, come la linea 'Bivrost', il sito approfondisce la loro storia, la location in una ex base NATO e l'ispirazione legata alla mitologia norrena, elementi che sono stati al centro del dialogo e dell'intervista durante il nostro incontro. Link: auroraspirit.com

  • 6

    Le rorbuer (dal norvegese ror, 'remare', e bu, 'abitare') sono le iconiche palafitte rosse dei pescatori, tipiche delle Isole Lofoten. Originariamente costruite come alloggi stagionali per i pescatori che arrivavano da tutta la Norvegia per la pesca del merluzzo (skrei), oggi molte di queste cabine sono state restaurate e convertite in accoglienti alloggi per i turisti, rappresentando un simbolo vivente della storia e della cultura marittima dell'arcipelago. Link: wikipedia

  • 7

    Il legame secolare tra le Lofoten e l'Italia ha origine nel 1432, quando il nobile veneziano Pietro Querini naufragò sull'isola di Røst. Durante la sua permanenza, scoprì il metodo locale di essiccazione all'aria del merluzzo, lo stoccafisso. Importando questo prodotto a Venezia, Querini diede inizio a una rotta commerciale che dura da quasi 600 anni e che ha reso lo stoccafisso un ingrediente fondamentale della gastronomia italiana, in particolare veneta, con piatti celebri come il bacalà alla vicentina. LINK: CORRIERE DELLA SERA

  • 8

    Il ristorante Brygga, situato nel cuore dello storico villaggio di pescatori di Å, è un'istituzione locale. Il link rimanda al sito ufficiale, dove è possibile apprezzarne l'atmosfera e il contesto all'interno delle tradizionali 'rorbuer' (le tipiche case dei pescatori). È stata la location scelta dalla Sindaca Hanna Sverdrup per la cena ufficiale con il team, un luogo simbolico che ha suggellato l'incontro tra il nostro progetto e la comunità di Moskenes. Link

  • 9

    Lo Skrei è il merluzzo artico norvegese che ogni inverno compie una migrazione millenaria dal Mare di Barents alle coste delle Isole Lofoten, suo storico terreno di riproduzione. Questo evento ha rappresentato per secoli il fondamento economico e culturale della regione. Il riscaldamento delle acque sta ora alterando questa rotta, minacciando di spostare la migrazione più a nord e mettendo a rischio le basi della pesca tradizionale locale. Fonte: Rivista Natura